Mar
02
2010

The Sochi Project

Attenzione: apre in una nuova finestra. E-mail

Il giornalista del Guardian David Leigh, durante una lettura inaugurale all’Anthony Sampson Professor of Reporting dell’Università di Londra, ha detto: “Così come possiamo trovare ovunque cibo spazzatura, oggi possiamo trovare ovunque anche giornalismo spazzatura. Ma così come ora esiste un movimento per lo Slow Cooking, mi piacerebbe assistere a una maggiore domanda di Slow Journalism. Lo Slow Journalism mostrerebbe più rispetto per la professione del reporter: un paziente assemblatore di fatti. Un esperto artigiano indipendente e professionalmente attendibile. E che viene pagato per il suo lavoro. Un districatore di bugie e parole ambigue. Non pensate che persone di questo tipo sarebbero forze attive ed efficaci nell’indagare i meccanismi ingannevoli della nostra imperfetta democrazia, e del nostro mondo molto imperfetto? Io credo di sì”.

Sono passati circa tre anni da questa dichiarazione e lo scoppio di una crisi economica non ha di certo semplificato le cose per il giornalismo di inchiesta. La possibilità di un'informazione approfondita, indipendente e pluralista si confronta, anche lì dove ce ne è la volontà, con le leggi di un mercato che premia immediatezza e sensazionalismo. E allora si cominciano ad attivare altri canali possibili che scorrono nell’incontro tra la responsabilità reciproca del reporter e del lettore e nell’uso intelligente e non nascisistico degli strumenti che la rete mette a disposizione. Da qui i cittadini di Teheran hanno potuto far circolare le immagini e le parole che raccontano al mondo i crimini politici e umanitari in atto nel loro paese, da qui passano alcune forme di autoproduzione intelligente che vale la pena far conoscere. Una di queste si chiama The Sochi Project, presentata a Roma presso la galleria Mandeep Photography, dove rimarrà fino al 27 marzo.

È sembrata strana a molti la scelta di Sochi come sede delle prossime Olimpiadi invernali del 2014. Strano scegliere una cittadina russa sul mar Nero, posizionata ai piedi del Caucaso Occidentale, a soli 20 chilometri dalla zona di guerra dell’Abkhazia, vicino alle remote e dimenticate repubbliche della Cherkessia, dell’Ossezia e della Cecenia. Qui, località di mare dove trascorreva le sue vacanze Stalin e dove i vecchi sanatori sovietici sono fianco a fianco con i più lussuosi alberghi della Riviera russa, arriveranno più di 8 miliardi di investimenti. È sembrato particolarmente strano anche a Rob Hornstra e Arnold Van Bruggen, uno fotografo, l’altro scrittore e filmmaker. Sono andati a vedere e deve essere bastata un'occhiata al luogo e una chiacchierata con la gente del posto per capire che a Sochi c’è una storia che vale la pena di essere raccontata. Tanto da decidere di seguire per 5 anni il processo di totale trasformazione di quell’area. Nasce così il The Sochi Project, un racconto fatto di fotografia, video e reportage che cerca di mostrare quali sono i pericoli della speculazione e le sue gravi conseguenze reali per chi vive in quel territorio già in profonda crisi sociale ed economica. Slow journalism, appunto, 5 anni per entrare nell’anima di un paese. I giornali non possono sobbarcarsi una tale iniziativa, e allora i due documentaristi olandesi scelgono di rivolgersi alla volontà dei lettori di essere ben informati. Lo fanno attraverso il principio del crowdfunding, la creazione di una comunità e di una rete di sostegno: chi vuole contribuire può fare una libera offerta attraverso il sito in cui è presentato il progetto (con i suoi relativi costi), o acquistare delle stampe. In occasione della mostra a Roma, (ideata e curata da 3/3 con la collaborazione dello studio Kummer & Hammer), Mandeep photography ha prodotto una serie di 5 poster in edizione limitata a 600 esemplari, più un collector's box in edizione da 300, da vendere al pubblico a prezzo simbolico, dai 10 ai 50 euro, e il cui ricavato andrà a finanziare il prosieguo dell'inchiesta. Un modo semplice per sostenere un giornalismo indipendente.


Per inviare i propri commenti è necessario registrarsi al sito.


Clicca qui se hai già un account


Clicca qui se vuoi registrarti