Mag
24
2010

Brava Giovanna, tutto è come sembra

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Fare pubblicità a una vernice non deve essere facile. A tutto c’è un limite però. Dalla pubblicità, che per giunta siamo obbligati a sorbirci, ci aspettiamo un po’ di rispetto per le nostre intelligenze. Da osservatore non ostile, tutt’altro, trovo che alcuni spot siano interessanti, sorprendenti, visivamente stimolanti. Lo sono, credo, quando sono sovversivi, ribaltando pregiudizi e luoghi comuni, offrendo punti di vista laterali e inconsueti. Lo sono quando mescolando alto e basso ci dicono qualcosa sulla contemporaneità o sulle nostre vite, oppure quando riproducono, rovesciandoli, e smascherandoli nei casi più interessanti, i meccanismi della comunicazione, dei mass media, della nostra cultura e della pubblicità stessa.

Ce ne sono vari esempi. Dunque rispetto. In generale. Ammirazione. In qualche caso. Fastidio. In altri. Tipo questo.

Forse non ne riesco a cogliere l’ironia, ma qui si assiste ad una sequenza interminabile dei luoghi comuni più triti sia nella sceneggiatura, il marito manager che torna dal lavoro, la brava mogliettina che cura la casa, la cameriera sexy già pronta a concedersi al maschio alfa, l’ammiccamento sessuale, che nell’iconografia, dai colori alle luci all’abbigliamento agli sguardi dei personaggi. Sembra una commediaccia sexy degli anni 80 oppure l’inizio di un brutto film porno. Qualcuno dirà che proprio lì sta l’ironia. Che è una presa in giro e una messa in discussione di quegli stessi stereotipi, che ci troviamo di fronte alla versione popolare di un’opera di Cindy Sherman. Quello che non si capisce è quando avvenga il rovesciamento di significato, dove scatti lo svelamento del reale pensiero degli autori dietro questa scenetta. Parafrasando il maestro Franco Battiato qui “tutto è come sembra”.


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