I predatori della libertà sono 40
di f.db
La lista stilata da Reporters Sans Frontiéres è lunga e comprende 40 politici, religiosi, gruppi armati e organizzazioni che, a vario titolo e in vario modo, minacciano la libertà di stampa. Ci sono i personaggi che ci aspettiamo di trovare, da Gheddafi ad Ahmadinejad, da Kim Jong Il a Bashar al-Assad, più alcune sorprese. Anzitutto quella per noi sgradevole di trovare l'Italia, dove la libertà di stampa è minacciata dal crimine organizzato. In Europa occidentale non siamo in grande e vasta compagia, solo la Spagna con l'Eta è infatti considerata a rischio. A proposito di mafia si parla anche ovviamente di Saviano, come del giornalista palermitano Lirio Abbate e della napoletana Rosaria Capacchione.

Se qualcuno fosse deluso di non trovare Berlusconi e il suo conflitto di interessi, si consiglia di visitare le altre sezioni. Anzitutto l'Italia occupa un mesto 49esimo posto, dieci posti dietro la Bosnia Erzegovina tanto per dire, nell'indice che misura la libertà di stampa. Già potrebbe bastare a dire che la situazione non è granchè, ma è visitando l'approfondimento dedicato al nostro paese che si trovano altri motivi di preoccupazione. Tra questi proprio il conflitto di interessi, sparito ormai dal dibattito pubblico italiano, ma non dimenticato all'estero. A proposito dell'Italia si legge, letteralmente: "Silvio Berlusconi’s return to power brings back into focus the question of broadcast media concentration and government control". Può bastare? Per ora sì visto che almeno il nostro paese non figura tra i nemici di internet, con la lugubre compagnia di Corea del Nord, Iran, Burma, ecc, nè tra i paesi sotto osservazione dove, a sorpresa, si trova l'Australia a causa delle severe leggi anti pedofilia, e di una straordinariamente rigida legge federale che proibisce i commenti anonimi in ambito elettorale. Una restrizione mai vista in nessun paese occidentale.
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