3 premi per il nuovo documentario contemporaneo
di f.db
fotografia tratta da So far from God, too close to America di Jérôme Sessini

fotografia tratta da Norhtern Caucasus di Davide Montelene

fotografia tratta da La messa è finita di Andrea Di Martino
So far from God, too Close to America di Jérôme Sessini, La messa è finita di Andrea Di Martino, Northern Caucasus di Davide Monteleone sono i vincitori, rispettivamente, del premio F (International Award for Concerned Photography promosso da Forma e Fabrica, con in palio 20.000 euro oltre alla possibilità di pubblicare un libro e di realizzare una mostra a Forma), del Premio Amilcare G. Ponchielli, promosso dal Grin (Gruppo Redattori Iconografici) con la partnership di Unicredit (che acquisisce le opere del miglior progetto fotografico per un valore di 5000 euro) e del Free Lens Award For Young Photojournalism del Lumix, Festival for Young Photojournalism di Hannover (primo premio 10.000 euro). Accanto ai vincitori le giurie hanno indicato altri progetti meritevoli di segnalazione: Carry Me to Ohio di Matt Eich, vincitore del F25 Award, Simone Donati con Welcome to Berlusconistan, Daniele Dainelli con Rural China, Riccardo Venturi con Haiti Aftermath, Dedicated to women of Kyjov libro dell’anno di Miroslav Tichy, per i giurati del Premio Ponchielli, e infine Emiliano Larizza (Haiti Aftermath), Johan Bävman (Albinos in Tanzania), Munem Wasif (Salt Water Tears, Bangladesh), Thomas Lekfeldt (A Star in the Sky) e Ilana Panich-Linsman (progetto multimediale Fifteen), premiati dal Lumix Festival.
A parte la conta dei vincitori, colpisce la quantità e la qualità dei documentari in concorso o in mostra, da cui sembra che la crisi della fotografia documentaria non sia tanto produttiva o di idee, quanto piuttosto di finanziamento e infine di visibilità o, meglio ancora, di senso complessivo. Perché e per chi questi documentari vengono prodotti? Qual è l’audience che vogliono raggiungere? Su internet tutto (o comunque molto) è visibile e disponibile gratuitamente, e il ruolo di filtro e selezione è svolto certamente molto bene da festival e concorsi, a mancare però è un contesto un po’ più ampio con cui dialogare, un tempo garantita dai giornali mainstream; ne consegue la perdita di centralità rispetto al dibattito pubblico e l’affievolirsi della relazione con la cultura non di settore. Rinchiuso nei festival, nelle rassegne, nei premi e perfino nei musei, il documentario sembra rivolgersi a una nicchia di specialisti, parlando soprattutto ad un pubblico di appassionati e professionisti, tagliando fuori tutti gli altri, primo fra tutti il pubblico generalista, ossia i cittadini, bisognosi di un'informazione, anche visiva, seria, onesta, di qualità.
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