Giu
03
2010

Trotsky a fumetti

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Ormai le graphic novel sono state sdoganate dalla cultura ufficiale. Da qualche settimana Internazionale, oltre alle vignette e alle settimanali cartoline dei graphic journalist, ha inaugurato una sezione per le recensioni dei fumetti. Le riduzioni cinematografiche si susseguono. Marjane Satrapi è una star internazionale. Il cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti Davide Toffolo è autore di una biografia di Primo Carnera e di un bellissimo fumetto omaggio a Pier Paolo Pasolini. Nonostante questa grande attenzione, stupisce trovare per caso in un angolo della libreria Strandbooks di New York una biografia a fumetti del leader comunista Leon Trotsky, assassinato da un sicario di Stalin a Città del Messico nel 1940. Non che la vita di Lev Davidovich Bronstein, dalle origini provinciali e medioborghesi della profonda ucraina (era figlio di un contadino possidente, un kulako di Yanovka) alla relazione clandestina con una delle donne più affascinanti della storia, la pittrice Frida Kahlo, sposata all'epoca con Diego Rivera, non sia stata sufficientemente avventurosa da giustificare una storia romanzata a fumetti. Ci chiediamo come avranno reagito, se l'avranno letto e apprezzato, i trotskisti di oggi, che se esistono pare custodiscano ancora oggi l'ortodossia di una filosofia considerata nella sinistra comunista maggioritaria negli anni 40-50 una vera e propria eresia.

Il mito di Trotsky è stato certamente favorito dalla precoce estromissione dal potere, secondo un itinerario simile a quello di Che Guevara. Il conflitto con Stalin e la morte in esilio ne ha accresciuto il fascino, giustificando in parte la mitografia che lo ha trasfigurato, come mostrato da Rick Geary in apertura di questa graphic biography, in un san Giorgio in lotta contro il drago della repressione capitalista e avvolto i suoi seguaci di un'aura romantica, come mostrato dalla visione del POUM spagnolo, anarchico e trotskista, di Orwell prima e più recentemente di Ken Loach.

Gli sconfitti hanno sempre un certo romanticismo e li si può scherzosamente sfottere; d'altro canto cosa c'era di più snob negli anni 60 che definirsi trotskisti? Non conoscendone alcuno l'unico trotskista che mi viene in mente è il pasticcere di Nanni Moretti.


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