Le stampe di Magnum cambiano casa
di Alessia Tagliaventi
Magnum Photos ha venduto il suo storico archivio cartaceo. L’annuncio è apparso sul sito dell’agenzia il 2 febbraio. La notizia è di quelle che colpiscono, ma c’era da aspettarselo. A metà dicembre, quasi 200.000 stampe originali dei più grandi fotografi del nostro tempo hanno traslocato dagli scaffali dell’ufficio Magnum di New York e hanno viaggiato in segreto fino ad Austin in Texas. Ad acquistare questo unico patrimonio storico e culturale è stata la MSD Capital, una finanziaria che fa capo al magnate dei computer Michael Dell. L’archivio è composto da press prints, stampe che servivano per far circolare le immagini tra giornali e riviste prima dell’era digitale. Le più vecchie risalgono agli anni Trenta, prima ancora della fondazione di Magnum (avvenuta nel 1947), e appartengono al leggendario reportage di Robert Capa sulla Guerra civile spagnola. Le più recenti sono invece del 2003 anno in cui, nel pieno della rivoluzione digitale, si è smesso di utilizzare press prints per far circolare le immagini.
Le nuove tecnologie e la crisi economica impongono a tutti gli attori del mercato della produzione fotografica di reinventarsi senza indulgere in nostalgie. Come molte altre agenzie fotografiche, Magnum già da anni è impegnata a digitalizzare il suo archivio cartaceo e, nel 2006, i fotografi membri della cooperativa hanno votato perché si iniziasse a esplorare la possibilità di una vendita di quelle stampe che nel frattempo avevano acquistato un enorme valore. Il fascino del vintage si paga e all’agenzia serviva ossigeno per le sue casse esangui. Non si conosce la cifra dell’acquisto, ma sembra che l’archivio sia stato assicurato per 100 milioni di dollari. Le stampe cambiano così proprietario ma i diritti di riproduzione delle immagini rimangono a Magnum. La vendita assicura all'agenzia il capitale necessario per crescere e rinnovarsi affrontando le sfide che un nuovo panorama del fotogiornalismo inevitabilmente impone. Ma fa anche qualcosa d'altro: considera l'intera collezione come un'opera d'arte iscrivendola all'interno dei canoni della storia dell'arte. Per fortuna infatti, questo enorme patrimonio visivo, non verrà, almeno per il momento, rinchiuso in inaccessibili e congelati bunker sotterranei. L’accordo prevede che i nuovi proprietari depositino le 200.000 stampe, almeno per cinque anni, presso l’Harry Ransom Center dell’università di Austin, un’istituzione prestigiosa che tra l’altro vanta nella sua collezione la prima fotografia della storia, la Veduta di Gras di Nièpce. Così le spoglie materiali di immagini memorabili che hanno raccontato il nostro tempo potranno essere oggetto di studio e di ricerca invece di impolverarsi negli scaffali di un ufficio. Almeno per il momento non detta legge solo il mercato. Fra cinque anni chi lo sa. Di sicuro, queste reliquie di un’era ormai passata, con addosso i segni del tempo e le annotazioni a mano dei loro autori, acquisteranno sempre più valore. D’altra parte come ha dichiarato Glenn R. Fuhrman, uno dei co-manager partner della MSD Capital e famoso collezionista d’arte contemporanea, “una collezione di stampe come questa non esisterà mai più”.
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