Amatori vs Professionisti?
di f. db
D. Sharon Pruitt ritratta da Jeffrey D. Allred for The New York Times
Il New York Times torna sulla questione del microstock e sulla crisi della fotografia editoriale, generata invero da diversi fattori, ma acuita dalla disponibilità di immagini a poco prezzo, fornite da banche immagini come Flickr, recentemente accordatasi con Getty Images per la distribuzione di fotografie di amatori orgogliosi di vedere le proprie foto pubblicate, e per questo disposti a venderle a qualunque cifra.
Come è costume nel giornalismo americano invece di profondersi in considerazioni generali o categorie filosofiche, l'articolo porta esempi concreti, confrontando le esperienze e le opinioni del giovane fotografo professionista Matt Eich e dell'entusiasta fotoamatrice D. Sharon Pruitt, che, grazie a qualche foto venduta proprio attraverso Flickr-Getty, può pagarsi qualche extra, una cena fuori o una parte della rata del mutuo, confessando candidamente di non avere alcuna preparazione tecnica teorica storica o giornalistica. Per persone come Matt diventa così più difficile fare della fotografia d'informazione una professione rispettata e soprattutto sufficiente a vivere, lavorare, aggiornarsi, studiare.
Dice Katrin Eismann, capo del Master in Fotografia Digitale della SChool of Visual Arts di New York, che un amatore può certamente fare una buona foto, ma che è difficile, se non impossibile, fare affidamento su questo tipo di contenuti, non controllabili da un punto di vista etico e professionale e soprattutto difficilmente replicabili.
Rimane una certezza: se il problema dei giornali è riempire semplicemente degli spazi, allora l'ottimo lavoro di persone come Sharon Pruitt è perfetto, se vogliono fare informazione di qualità, allora devono chiedersi come permettere ai tanti Matt Eich là fuori di campare con questo lavoro. In questi mesi di crisi diventa sempre più urgente un interrogativo: cosa vogliono fare i giornali di se stessi e del loro futuro? Ma soprattutto, cosa hanno in testa gli editori? Se il loro fine è solo fare profitto e arricchirsi, tanto vale dire a Matt e ai suoi colleghi di dedicarsi ad altro: ci sarà sempre una Sharon con l'hard disk pieno di foto un po' buone, un po'fortunate, un po' orrende, un po' così così, sufficienti tuttavia a riempire spazi di giornali fondamentalmente inutili e sempre più marginali.
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