Lug
12
2010

Studi tipologici - Olivier Cablat

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di f.db


Il contesto è tutto in fotografia. Così le immagini dei calciatori, le più classiche figurine Panini, sono decontestualizzate da Olivier Cablat e raggruppate secondo criteri del tutto diversi da quelli per cui sono state prodotte. Non contano le squadre, le nazionalità, i ruoli occupati in campo o il campionato a cui sono iscritti. In questi Studi Tipologici conta la forma del cranio, la posizione delle orecchie, la lunghezza del collo, da cui al caso dedurre addirittura attitudini comportamentali, come con Del Piero e Maldini. Il libro Schaden che ne consegue costituisce certamente un'acuta riflessione sulla fotografia, ma soprattutto un divertente e divertito omaggio ad una certa idea di calcio, quello delle figurine, quello dell'infanzia, efficace spunto anche per una serie dedicata ad un grande calciatore degli anni 80-90, il tedesco-romanista Rudi Voeller, immaginario musicista in Una discografia per Rudi Voeller.

   
Lug
09
2010

Dietro l'immagine - Klavdij Sluban

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di A.TA


Le immagini della sua mostra "All'Est dell'Est" vista al Festival di Fotogiornalismo di Atri mi hanno impressionato. Abbiamo chiesto così a Klavdij Sluban di selezionare per noi una sua fotografia, alla quale è particolarmente legato, e di commentarla. Riportiamo il testo francese e la traduzione in italiano. Le sue fotografie sono esposte in questi giorni al Festival Les Rencontres d'Arles, nella mostra "Transsibériades".

Finlandia, 2004

Avons-nous réellement besoin de savoir ce que le photographe avait mangé au petit-déjeuner le jour où la photo fut faite, comment il était habillé, quel était le cours du Dow Jones ?

Rien de pire qu’une explication terre-à-terre pour ôter tout le charme qui émane de certaines rares photographies qui décollent de la réalité pour emplir l’imaginaire du spectateur. Car l’art se situe à la croisée des regards de l’artiste et du spectateur. Ou pour employer une expression plus mondialement compréhensible : une bonne photo est comme un but en pleine lucarne. Cela ne s’explique pas. Cela se déguste.

Pour ma part, je construis sur un déracinement. Au cours de mes voyages, je me défais de toutes mes certitudes, de toutes mes convictions, afin de faire se rencontrer la réalité de ce monde avec ma perception intime. Pour m’apercevoir en fin de course que…I am the wrong man at the wrong place.

 

Abbiamo realmente bisogno di sapere che cosa ha mangiato il fotografo a colazione il giorno in cui la foto è stata fatta, come era vestito, qual era il tasso del Dow Jones?

Nulla è peggio di una spiegazione terra terra per eliminare tutto il fascino che emana da alcune rare fotografie che si elevano dalla realtà per colmare l’immaginario dello spettatore. Perché l’arte si situa all’incrocio degli sguradi dell’artista e dello spettatore. O, per usare un’espressione più universalmente comprensibile: una buona fotografia è come un gol all’incrocio dei pali. Non si spiega. Si gusta.

Per quanto mi riguarda, costruisco a partire da uno sradicamento. Nel corso dei miei viaggi, mi disfo di tutte le mie certezze, di tutte le mie convinzioni, al fine di far incontrare la realtà di questo mondo con la mia percezione intima. Per accorgermi alla fine della corsa che... sono l’uomo sbagliato nel posto sbagliato.

   
Lug
07
2010

Forever Young

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di f.db


Difficile immaginare che a Bob Dylan piaccia la fotografia. Non da un punto di vista estetico, ma filosofico. Figuriamoci quando è lui il soggetto. In perenne trasformazione, non è stato mai uguale a se stesso, rifiutando di essere inchiodato a semplice e monodimensionale icona del pacifismo e dei diritti civili all’inizio della carriera e a monumento a se stesso in questi suoi incredibili ultimi anni di carriera. Impossibile dare di lui un’immagine univoca, ogni concerto è diverso dal precedente, la mutazione fisica e vocale costante e imprevedibile, i gusti le passioni e le ossessioni in perenne fluire. A chi meglio che questo ragazzo di provincia, nato a Duluth, nel Minnesota, ma cittadino di nessun luogo e dunque di tutti, all’inseguimento di chissà quali demoni dalla fine degli anni 80 con la serie dei concerti del cosiddetto Never Ending Tour, si può applicare il “tutto scorre” eracliteo? E come raccontare una vita e una personalità di questo tipo? Inutile cercare di decifrare l’enigma in una delle sue tante pseudo-autobiografie, che giocano con lettore non rivelandogli quasi nulla, se non episodi marginali, gusti musicali, idiosincrasie, non chiarendo alcuno dei mille misteri di quasi cinquanta anni di carriera. Todd Haynes, regista di Io non sono qui, lo ha fatto interpretare da sei attori diversi, tra cui un bambino nero e una donna, la straordinaria Cate Blanchett, per rendere conto di questo perenne divenire. Pare che Dylan abbia apprezzato. Le fotografie sono pericolose, fissano un istante tra un milione e gli danno una valenza generale, pretendendo a volte addirittura di rivelare l’essenza e l'anima del soggetto, ovvero di farsi simbolo di un'epoca intera, attraverso le cosiddette icone. Raccontare un mondo, un periodo, una persona attraverso delle fotografie assume in quest'ottica davvero contorni donchisciotteschi e un po' infantili. La vita, la realtà è molto più complicata. Forte di questa consapevolezza anche la fotografia diventa, come qui, straordinario racconto di un divenire, priva di qualsiasi pretesa di assoluto. Un'ambizione più modesta forse, ma più in linea con la sensibilità moderna e con le sue effettive possibilità.

Nel libro da cui sono tratte queste riproduzioni, Early Dylan di Barry Feinstein Daniel Kramer e Jim Marshall con prefazione di Arlo Guthrie, vediamo il primo Dyaln, quello del periodo folk e della formazione, in trasformazione da timido ragazzino di provincia a idiosincratica star del rock and roll, lo vediamo nei concerti folk a Newport e pronto alla svolta elettrica. Il Forever Young di Dylan non è uno stato permanente congelato in un passato fissato e definito una volta per tutte, piuttosto uno stato dell'anima, una mutazione senza fine, che continua ben oltre l’adolescenza anagrafica. Chissà se in questa foto e in questo video con Johnny Cash ci si riconoscerebbe ancora.

 

   

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