Lug
19
2010

Il senso del passato - Chino Otsuka

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di A.TA


Si riparte dalla questione della memoria. Questione che sicuramente non è stata mai messa da parte nel rapporto tra la realtà e la sua rappresentazione fotografica, ma che sembra oggi essere quanto mai urgente e attuale. Le immagini corrono e spesso non lasciano traccia. La rete pullula di informazioni, eppure questa crescita sembra non creare più memoria, ma anzi, provoca spesso un’amnesia continua. Da più parti, da tempo ormai, si alzano voci di una crisi irrimediabile del fotogiornalismo, anzi di una crisi della fotografia in generale. Ma quando si parla di crisi, spesso vuol dire semplicemente che le cose stanno cambiando. E finalmente verrebbe da dire. Scrolliamoci pure di dosso ormai l’appiccicosa e resistente nostalgia del fotogiornalista classico, alla Robert Capa per intenderci, eroica e affascinante figura di combattente per la verità. E’ stato bello e importante, è vero, finché è durato, ma sarebbe come ostinarsi a rimpiangere oggi, nell’epoca di internet, la prosa di Stendhal. La fotografia, il fotogiornalismo, ha bisogno di cercare nuove pratiche, nuove strategie, nuove narrative e nuovi interlocutori. Ha bisogno anche di trovare una funzione che non sia in competizione con altre più veloci forme di comunicazione.

Ecco che, quindi, molti giovani autori ripartono appunto dalla memoria. Luogo in cui nascono le narrazioni e in cui si esplorano identità personali e sociali. E per farlo, in molti, riaprono quella bibbia atea, come lo chiamava Ghirri, che è l’album di famiglia.

C’è chi lo fa con un’intenzione di racconto militante, (abbiamo parlato su questo blog dei lavori, fra gli altri, di Seba Kurtis e Gustavo Germano) con la voglia del fotogiornalista di indagare e di mostrare per comprendere la sua e la nostra storia.

C’è chi invece compie un gesto più riflessivo, rivolto a se stesso, alla propria identità, alla ricerca del proprio personalissimo passato. Già abbiamo parlato qui del lavoro di una giovane artista come Moira Ricci. Oggi invece è la volta dell’opera di un’altra autrice giovane: Chino Otsuka.

Giapponese, ma cresciuta a Londra, in Imagine Finding Me, Chino parte da istantanee della sua infanzia, all’interno delle quali inserisce un ritratto di lei adulta accanto all’immagine di lei bambina. Due donne diverse ma la stessa persona. Così spiega sul suo sito: “Un nuovo viaggio è cominciato, a bordo di una macchina del tempo costruita con strumenti digitali. Sto ritornando indietro, trasportata verso luoghi che un tempo mi appartenevano e città che una volta ho visitato, e all’arrivo ritrovo la “me”del passato. Navigando attraverso il labirinto della memoria, divento una turista della mia stessa storia. E durante tutto questo viaggio straordinario, tengo un diario”.

 

 

   
Lug
16
2010

Arles, Rencontres 2010

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di f.db


Fotografare e sparare hanno in comune il gesto: prendere la mira, inquadrare in un mirino, azionare un interruttore, e, in inglese, il verbo: to shoot, che appunto identifica entrambe le azioni. Shoot! La Photographie Existentielle è intitolata una delle mostre più divertenti dell’edizione 2010 dei Rencontres d’Arles, la cui settimana inaugurale si è appena conclusa. Le mostre saranno visitabili fino al 19 settembre prossimo. Quest’anno le esposizioni sono raccolte in Promenade tematiche. Shoot ad esempio fa parte della Promenade Argentique, che riflette sul passaggio al digitale e la scomparsa della fotografia analogica. Se in Shoot bisogna almeno provare a farsi una foto letteralmente sparando (quasi) nell’obiettivo della macchina (e dunque a se stessi) e infine trovarsi tra i quattro fuochi delle sparatorie più famose del cinema, in La Seconde Histoire di Zhang Dali, si può non solo apprezzare la falsificazione sistematica della verità fotografica operata dalle autorità cinesi, ma anche confermare, semmai ce ne fosse bisogno, che il digitale in quanto a manipolazione non ha inventato nulla, semmai cambiato gli strumenti e forse i risultati.

Lungo la Promenade Rock si incontrano la genesi, il trionfo e la fine dell'estetica punk in I am a clichè, e una mostra dedicata alla figura di Mick Jagger.

Nella Promenada Argentine, dedicata alla fotografia argentina contemporanea, si va dalle provocazioni anticlericali e libertarie delle installazioni e dei fotomontaggi di Leon Ferrari, esposti nella église Sainte Anne, all’estetica atomica proposta da Gabriel Valansi, fino alle varie rivisitazioni del feroce periodo della dittatura dei generali.

Passando ai premi, il Discovery Award di questa edizione è andato a Taryn Simon che con Innocents ha raccontato clamorosi errori giudiziari, mentre il nuovo Luma Award è andato all’artista americana Trisha Donnelly.

Miglior libro contemporaneo è risultato Yutaka Takanashi, Photography 1965 – 74 di Roland Angst, Ferdinand Brueggemann e Priska Pasquer, pubblicato dalla berlinese Only Photography, mentre tra le pubblicazioni storiche ha vinto Japanese Photobooks of the 1960s and 70s di Ryuichi Kaneko e Ivan Vartanian, pubblicato da Aperture.

Non mancano ovviamente le nuove suggestioni, tra cui quelle di Regeneration 2, che, sotto la guida di  William Ewing e Nathalie Herschdorfer, prova a fare il punto sulla giovane fotografia contemporanea. Fuori dal festival mostre e gallerie del circuito off, tra cui i libri esposti nella galleria Garage.

Nell'église des Fréres Prêcheurs si incontrano, tra le altre, le opere di Larry Fink, Dieter Appelt, Christer Stromholm, John Davies, della collezione di Marin Karmitz.

Tutte le immagini sono tratte dal catalogo del Festival (Actes Sud) e dal libro Regeneration 2 (Aperture).

   
Lug
14
2010

Dietro l'immagine - Frank Rothe

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di frank rothe


Abbiamo chiesto a Frank Rothe di selezionare una foto (o una sequenza di foto) dal suo archivio e di commentarla per Camera Lucida. Riportiamo qui sotto le versioni inglese ed italiana.

We asked Frank Rothe to select and comment for Camera Lucida one picture (or a series of pictures) from his archive. Here below you can find both the Italian and the English versions.

"Lost in White Nigths" è il mio nuovo progetto in cui provo a realizzare un'opera d'arte unica da una fotografia, in modo che non sia identicamente riproducibile in nessun modo. Dopo anni nella fotografia, iniziavo ad esser un po' stanco dell'idea che è possibile riprodurre un'immagine infinite volte in maniera identica tutte le volte che si vuole. Per il pittore c'è sempre un'opera unica. Così ho deciso di tornare ad una tecnica antica, non più utilizzata, tanto che diventerà presto probabilmente un'arte morta, perchè nel prossimo futuro nessuno sarà più in grado di esercitarla. Mi riferisco alle fotografie colorate a mano. Non si pensi a un software di fotoritocco, mi riferisco alla colorazione manuale.

Ovviamente non sono in grado di farlo da solo, pertanto ho cercato altri artisti che potessero aiutarmi. Mi ricordavo di aver visto un interessante lavoro colorato a mano in una casa di un villaggio indiano qualche anno fa. Dunque cercai qualcuno là. Ho scansito i miei negativi a colori, eliminando il colore in postproduzione e ho inviato via Skype in India gli scatti in scala di grigi. Loro li hanno stampati su carta baritata e hanno colorato a mano la prima immagine rimandandomela qualche giorno dopo. Questo processo è partito quasi due anni fa, appena dopo aver finito di scattare a San Pietrburgo durante le White Nights. Ora sto aspettando l'ultimo pacco dall'India, dovrebbe arrivarmi in uno o due mesi e poi finalmente il progetto sarà ultimato. Dunque è un progetto a lungo termine, ma non a causa mia, ma perchè ci vuole tantissimo tempo a colorare a mano le immagini. A quanto ne so però il colore dovrebbe resistere molto a lungo.

Dunque anche se il progetto Lost in Withe Nights entrerà nel mercato dell'arte con una tiratura di 3-5 copie, ancora non so esattamente, i clienti dovranno avere la pazienza di aspettare la seconda edizione e inoltre non avranno mai l'esatta copia della prima. Mi piace questa idea, perchè, pur essendo un fotografo, ogni tanto mi piace giocare a fare il pittore.

Frank Rothe

 

"Lost In White Nights" as I call my new project is my first try to get out a unique masterpiece from a picture, you cant reproduce in the same way anymore. After years in photography I got a little bit bored in the way that you can reproduce an image in the same way for as many times as you want. For painters there will be always only that one master piece. So the way to go back to an old technique that is not used so much anymore and also is a kind of art what is shortly to become a dead art, because nobody is able to do it anymoore within the next future. I´m talking about handcolored images, not colored with the help of photo shop, no hand colored.

Of course I´m not able to do that. So I tried to find people who could help me out. In India I remembered nice handcolored work in some of the village houses I´ve been in. So I tried to find somebody over there. After several months I was successfull and started the work. I scanned my color negatives tooked the color out in photoshop and then sended the black and white scans to India via Skype. The printed it on baryth paper and handcolored the first image. Then sended it back to me. This process started almost two years ago, shorty after I finished the shooting in St. Petersburg during the White Nights. Now I´m waiting for the last package from India, it might arrive in one or two month and then the project will be finished. So its a long term project not because of me, because it takes a long time to hand color images. But as far as I know it will hold for a long time.

So even if the "Lost In White Nights" project of mine will go on to the art market with an edition of 3 or 5 - I dont know yet, the clients have to be pacient to get the second edition delivered and also they will not get the exact copy of the first edition. I like this idea, because as a photographer I want to be a painter too sometimes.

Frank Rothe

   

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