Giu
18
2010

Il Reportage scende in piazza ad Atri

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di A.TA


Si è aperta ieri la seconda edizione del festival del reportage di Atri, dedicato al reportage giornalistico in tutte le sue forme: carta stampata, video e fotografia. Lo scorso anno, la prima edizione del festival nasceva sotto il segno dell’emergenza del terremoto dell’Aquila. Si è tanto parlato di terremoto e dei diversi modi di raccontare il dramma: invadente e spesso irrispettoso quello della tv, più partecipato e vicino alle persone quello di radio e giornali locali, più o meno attento e profondo quello dei fotografi che hanno testimoniato. Anche quest’anno il terremoto è protagonista della cronaca e dell’immagine. Una fra le tante mostre in programma è dedicata infatti al terremoto di Haiti e al racconto che ne hanno fatto quattro fotogiornalisti di Magnum: Larry Towell, Bruce Gilden, Paolo Pellegrin e Peter van Agtmael. Un’altra occasione per sollevare il dibattito sul valore di testimonianza della fotografia e sulle frequenti deformazioni di un linguaggio che troppo spesso si piega all’estetica dell’immagine “forte”. Dibattito che, a leggere il testo introduttivo del direttore Jean-François Leroy (traduzione su Fotocrazia), sarà centrale anche nella prossima edizione del Festival Visa pour l’image di Perpignan.

Tema dell’edizione di quest’anno ad Atri è il tempo perché, dice Toni Capuozzo, direttore del festival: “Il reportage, oggi è un prodotto artigiano che viene guardato come si guarda una specie in via di sparizione. Il mondo è diventato un posto più piccolo, in cui tutti presumono di conoscere tutto, in cui ogni notizia si consuma velocemente, bruciando storie e volti. Lo sguardo è diventato un’occhiata sbrigativa. Il giornalismo degli ultimi periodi spesso rimastica le stesse storie. Il reportage rappresenta invece la possibilità di mantenere vive le differenze: un corto circuito che riaccompagna all’origine delle cose. Che succeda con le immagini o con le parole, con i rumori o con il silenzio, non importa: quel che conta è la profondità e l’intimità di uno sguardo e la sua soggettività, che ne fa un prodotto irripetibile. Più i media vanno veloci, più si impreziosisce la lentezza: per questo abbiamo deciso di dedicare il secondo Festival del Reportage di Atri al tema del Tempo”.

   
Giu
16
2010

Dopo Ed Ruscha

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di Francesco Zanot


 

Ed Ruscha rappresenta un caso molto particolare di influenza sulla successiva produzione artistica. L’unicità delle sue realizzazioni editoriali e la loro centralità nel corpus del suo lavoro, infatti, hanno sollecitato diversi autori a prendere spunto non soltanto dalle sue opere o dalla sua poetica, ma addirittura a ripetere lo schema dei suoi celebri libri seriali.

Di seguito 6 esempi di questo fenomeno:


- Jeffrey Brows – Twentysix Abandoned Gasoline Stations (Handjob Press & National Gas-N-Go Publications, Santa Barbara)

 

Nel 1992 Brows fa riferimento con il suo primo libro alla pubblicazione d’esordio dello stesso Ed Ruscha, Twentysix Gasoline Stations, del 1962. Il design è il medesimo dell’opera citata. Esattamente trent’anni più tardi, Brows compie un’ulteriore sommaria catalogazione delle stazioni di benzina californiane, questa volta svuotate delle tracce di qualsiasi attività umana.

 

- Kai-Olaf Hesse - Vingt-Six Stations Service (self-published)

 

Il riferimento è il medesimo di cui sopra. Questa volta però si tratta delle stazioni di benzina che si incontrano in Francia sulla RN7 fra Parigi e Mentone.

- Edgar Arceneaux - 107th Street Watts (Revolver Archiv fur Aktuelle Kunst)

 

Qui Arceneaux ricalca evidentemente la struttura del più celebre volume di Ruscha, Every Building on the Sunset Strip, fotografando tutti gli edifici sulla 107esima strada di Los Angeles. Anche in questo caso le fotografie sono stampate su un unico foglio che si apre a fisarmonica, consentendo di percorrere l’intera via dall’inizio alla fine senza girare pagina, ma anziché documentare il simbolo topografico della cultura di massa, Sunset Boulevard, esprime un chiaro riferimento politico: il quartiere di Watts, infatti, è stato lo scenario nell’agosto del 1965 di alcune fra le più feroci proteste della popolazione afroamericana nei confronti delle discriminazioni razziali, durante le quali 34 persone sono rimaste uccise.

- Louisa Van Leer - Fifteen Pornography Companies (self-published)

 

 

Con questo libro del 2006 Louisa Van Leer aggiorna le diverse tipologie di edifici e infrastrutture che Ruscha ha individuato e fotografato negli anni ’60 e ’70. Le case di produzione di film pornografici sono infatti proliferate nel frattempo nel Sud della California, e nessuna catalogazione sarebbe ormai completa senza la loro inclusione. La pornografia è parte del nuovo paesaggio losangelino.

- Hermann Zschiegner - Thirtyfour Parking Lots (self-published)

- Travis Shaffer - Thirtyfour Parking Lots in Los Angeles... (self-published)

In questi ultimi due casi la citazione si riferisce all’omonimo libro pubblicato da Ruscha nel 1967. Qui, tuttavia, anziché essere riprese da un aeroplano (nell’originale questo onere era toccato ad Art Alanis, naturalmente su commissione di Ruscha), le immagini degli stessi parcheggi sono estratte da Google Earth. La logica non cambia: l’autore non preme il pulsante di scatto. Con la differenza che nel primo caso qualcuno era salito su un aereo con la macchina fotografica, mentre in questi ultimi si tratta di due serie di 34 screenshot eseguiti al computer. La fotografia si fa senza obiettivo.

   
Giu
14
2010

Dietro l'immagine - Moises Saman

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di Moises Saman


© Moises Saman

Moises Saman, uno dei più grandi fotogiornalisti contemporanei, regolare collaboratore del New York Times, ha scelto e commentato per Camera Lucida una sua recente fotografia scattata ad Haiti dopo il terribile terremot del gennaio 2010. Pubblichiamo la versione originale e la traduzione in italiano.

Moises Saman, one of the greatest contemporary photojournalists, regolar contributor of The New York Times, selected and described for Camera Lucida a recent photo taken in Haiti after the dreadful earthquake that hit the island last January.

The photograph i chose depicts a group of Haitian men moments after being arrested by the Haitian National Police for participating in the looting of a partially destroyed warehouse in downtown Port-au-Prince, in the aftermath of January 12th's earthquake.
What makes this photograph special for me is the desperate expression in the faces of these men, in my opinion driven to steal because of the dire situation in the immediate aftermath of a huge natural catastrophe. In the days following the earthquake thousands of Haitians found themselves homeless and unable to provide for their families, and the commercial district of downtown Port-au-Prince, one of the hardest hit areas, was swarmed by groups of men and women trying to salvage anything of value. It did not seem like a concerted effort organized by criminal gangs and the violence on those initial days was minimal.
Moises Saman, June 2010

La fotografia che ho scelto mostra un gruppo di haitiani appena dopo essere stati arrestati dalla polizia per aver partecipato ai saccheggi in un magazzino parzialmente distrutto di Port-au-Prince, a causa del terremoto che ha colpito l'isola il 12 gennaio 2010.
Ciò che rende questa fotografia speciale per me è l''espressione disperata sui volte di questi uomini, a mio avviso portati a rubare dalla terribile situazione in cui versava l''isola nei giorni immediatamente successivi all'immane catastrofe naturale. Nei giorni successivi migliaia di haitiani sono rimasti senza casa senza la possibilità di provvedere alle loro famiglie, e nel distretto commerciale del centro di Port-au-Prince, uno di quelli più duramente colpiti, si ammassarono gruppi di uomini che cercavano di mettere in salvo qualsiasi oggetto che avesse un qualche valore. Non sembrava essere un'azione gestita da un'organizzazione criminale e quei primi giorni le violenza furono minime.
Moises Saman, giugno 2010
   

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