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Ancora sulla bellezza. Difficile trovare un autore più politico di Philippe Toledano, americano franco-marocchino, che negli anni si è interrogato sulla presidenza Bush e la politica neocon e fondamentalmente guerrafondaia di Dick Cheney, sul suo paese visto come United States of Entertainment, sulle paure della contemporaneità, arrivando al diario privato diventato pubblico (e dunque politico) della malattia del padre e della loro relazione. "[...] photographs should be like unfinished sentences. There should always be space for questions". Questa la sua idea di fotografia. Confermata anche in questa serie intitolata New kind of Beauty, in mostra a Roma durante la rassegna Fotoleggendo in corso proprio in questi giorni, in cui vengono ritratte persone che si sono sottoposte ad interventi estremi di chirurgia estetica. Anche qui nella presentazione si trovano solo domande: "Is beauty informed by contemporary culture? By history? Or is it defined by the surgeon’s hand? Can we identify physical trends that vary from decade to decade, or is beauty timeless?". L'unica ipotesi suggerita è che si stia costruendo una nuova idea di bellezza, che mischiando arte, cultura popolare e chirurgia estetica permetta di reinventare la propria identità.
Scope in vendita. Transvaal, 1999. David Goldblatt fotografa il suo Sudafrica da più di 50 anni. Il suo bianco e nero ha raccontato le lotte e l'evoluzione di una società instabile e complicata. Le sue immagini a colori hanno continuato a scandagliare la politica e il senso della vita quotidiana del Sudafrica del post Apartheid. Avviso dell'imbianchino Corrie Jacobs. Johannesburg, 1999. L'imbianchino Corrie Jacobs. Johannesburg, 2000. Venditore ambulante. Johannesburg, 2002. Case in costruzione in abbandono, 2006.
Ed Ruscha rappresenta un caso molto particolare di influenza sulla successiva produzione artistica. L’unicità delle sue realizzazioni editoriali e la loro centralità nel corpus del suo lavoro, infatti, hanno sollecitato diversi autori a prendere spunto non soltanto dalle sue opere o dalla sua poetica, ma addirittura a ripetere lo schema dei suoi celebri libri seriali.Di seguito 6 esempi di questo fenomeno: - Jeffrey Brows – Twentysix Abandoned Gasoline Stations (Handjob Press & National Gas-N-Go Publications, Santa Barbara)
Nel 1992 Brows fa riferimento con il suo primo libro alla pubblicazione d’esordio dello stesso Ed Ruscha, Twentysix Gasoline Stations, del 1962. Il design è il medesimo dell’opera citata. Esattamente trent’anni più tardi, Brows compie un’ulteriore sommaria catalogazione delle stazioni di benzina californiane, questa volta svuotate delle tracce di qualsiasi attività umana.
- Kai-Olaf Hesse - Vingt-Six Stations Service (self-published)
Il riferimento è il medesimo di cui sopra. Questa volta però si tratta delle stazioni di benzina che si incontrano in Francia sulla RN7 fra Parigi e Mentone. - Edgar Arceneaux - 107th Street Watts (Revolver Archiv fur Aktuelle Kunst)
Qui Arceneaux ricalca evidentemente la struttura del più celebre volume di Ruscha, Every Building on the Sunset Strip, fotografando tutti gli edifici sulla 107esima strada di Los Angeles. Anche in questo caso le fotografie sono stampate su un unico foglio che si apre a fisarmonica, consentendo di percorrere l’intera via dall’inizio alla fine senza girare pagina, ma anziché documentare il simbolo topografico della cultura di massa, Sunset Boulevard, esprime un chiaro riferimento politico: il quartiere di Watts, infatti, è stato lo scenario nell’agosto del 1965 di alcune fra le più feroci proteste della popolazione afroamericana nei confronti delle discriminazioni razziali, durante le quali 34 persone sono rimaste uccise.- Louisa Van Leer - Fifteen Pornography Companies (self-published)
Con questo libro del 2006 Louisa Van Leer aggiorna le diverse tipologie di edifici e infrastrutture che Ruscha ha individuato e fotografato negli anni ’60 e ’70. Le case di produzione di film pornografici sono infatti proliferate nel frattempo nel Sud della California, e nessuna catalogazione sarebbe ormai completa senza la loro inclusione. La pornografia è parte del nuovo paesaggio losangelino.- Hermann Zschiegner - Thirtyfour Parking Lots (self-published) - Travis Shaffer - Thirtyfour Parking Lots in Los Angeles... (self-published) In questi ultimi due casi la citazione si riferisce all’omonimo libro pubblicato da Ruscha nel 1967. Qui, tuttavia, anziché essere riprese da un aeroplano (nell’originale questo onere era toccato ad Art Alanis, naturalmente su commissione di Ruscha), le immagini degli stessi parcheggi sono estratte da Google Earth. La logica non cambia: l’autore non preme il pulsante di scatto. Con la differenza che nel primo caso qualcuno era salito su un aereo con la macchina fotografica, mentre in questi ultimi si tratta di due serie di 34 screenshot eseguiti al computer. La fotografia si fa senza obiettivo.
Un video che merita davvero di essere visto. E’uno dei primi video di animazione in super 8 di Cindy Sherman. Risale al 1975, agli albori quindi della sua ricerca artistica intorno alla complessità dell’identità femminile. Come sempre attrice e regista, (oltre che scenografa e costumista), già in questo lavoro Cindy Sherman mette in atto la sua grande capacità trasformistica giocando con se stessa, consapevole che il gioco risieda comunque nella ricerca e nell’esplorazione di un’identità sempre diversa e nella parodia dei ruoli stereotipati imposti alla donna dalla società. Rimasto a lungo poco conosciuto, questo video è visibile ora a Roma all’interno della mostra Donna - Avanguardia femminista negli anni 70 alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, fino al 16 maggio. Il 13 aprile inaugurerà ai Mercati di Traiano di Roma una mostra imperdibile: Roma di William Klein. La storia di queste immagini inizia nel 1956, quando a 28 anni, William Klein arriva a Roma, invitato da Federico Fellini come aiuto regista del suo prossimo film, Le notti di Cabiria. Klein è fresco del successo del suo ormai classico diario fotografico su New York: Life is Good & Good for You in New York, il libro che ha esaltato un’intera generazione. Il film subisce pesanti ritardi. Ma, la sorte avversa alla produzione cinematografica si trasforma in un’imprevista fortuna per la storia della fotografia. Klein è a Roma e ha tempo libero; così, con la sua macchina fotografica, percorre la città; le sue “passeggiate romane” hanno guide di eccezione: Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano, Alberto Moravia, Giangiacomo Feltrinelli, lo stesso Fellini. Durante queste peregrinazioni finirà per comporre Roma, il secondo capitolo della sua sorprendente epopea sulle città. Il libro viene pubblicato da Feltrinelli nel 1958. Oltre alle immagini di Klein, innovative, dissacrati, sorprendenti, il volume raccoglie anche testi degli illustri amici Moravia, Pasolini, Flaiano, Fellini. Così racconta Klein: “Il film subì un ritardo. Cosa fare? Restare e aspettare l’inizio delle riprese o tornare a Parigi? Siccome l’attesa poteva durare anche due mesi, decisi di restare e, perché no, catturare delle immagini di Roma e realizzare un libro. Ne avevo già completato uno su New York, ma si trattava della mia città natale e il libro era una specie di autobiografia. Come potevo dare un senso fotografico a una città che conoscevo appena e dove parlavo a stento la lingua? Ma questo è il problema della fotografia in generale. Avevo voglia di fare un tentativo - dopotutto la New York in cui ero cresciuto era per un terzo italiana e a scuola bazzicavo con i ragazzini italiani con cui mi scambiavo dei gran vaffanculo tutto il giorno. Inoltre, ben presto scoprii che davanti alla macchina fotografica i romani avevano un atteggiamento molto simile a quello dei newyorchesi: tutti pensavano di meritare di essere immortalati, di poter essere degni protagonisti di una fotografia. Nessuno domandava “perché?” o “perché proprio io?”. Anche in questo caso, nessun problema. Ben presto trovai degli amici disposti ad aiutarmi e farmi da guida: Pasolini accettò di scrivere i testi, Moravia mi mise in contatto con il direttore della sua rivista Tempi Nuovi, Franco Cagnetta, Zavattini e Laura Betti si offrirono di darmi una mano e nel giro di poco tempo, mi sentii davvero a casa. Per 8 settimane fui ovunque e iniziai persino a parlare italiano. Le riprese di Cabiria finalmente presero il via, ma ora ero più preso dal mio progetto personale, una Roma fai da te". La mostra, che presenterà sessanta fotografie di grande formato, è tratta dal libro Roma + Klein, che Contrasto ha ripubblicato a cinquant'anni esatti dalla prima edizione . |
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