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Tag: FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA Ordina
In the summertime

Joni Sternbach, Surfers: 09.08.24 #5 Glenn

Ciao a tutti, Camera Lucida va in vacanza. Mare, montagna, città conosciute o da scoprire, insomma ovunque vi verrà in mente di stare o di andare vi auguriamo una bella estate. Ci rivediamo a settembre per un nuovo anno fatto di nuove immagini.Nel frattempo, per chi di voi si dovesse trovare a gironzolare in una di queste due città, vi lasciamo consigliando alcune mostre interessanti da poter visitare nel mese di agosto:Londra:

Foto8 Summershow 2010http://www.foto8.com/new/summer-show-mainmenu-191afia

The Photographer’s GallerySally Manhttp://www.photonet.org.uk/

New York:

Aperture galleryStates of Fluxhttp://www.aperture.org/gallery/Exit ArtECOAESTHETIC: The Tragedy of Beautyhttp://www.exitart.org/exhibition_programs/current_programs/ecoaesthetic.html Studio Museum in HarlemZwelethu Mthethwa: Inner Viewshttp://www.studiomuseum.org/exhibition/zwelethu-mthethwa-inner-viewsThe Center for Photography at WoodstockPhotography Now: Either/Andhttp://www.cpw.org/exhibitions/2010/pn10_neumann/pn10/pages/gallery_pn10.html

Se invece sarete al mare, beh, allora godetevi la vista!

Joni Sternbach, Surfers: 06.11.09 # Turtle Cove
Dietro l'immagine - James Whitlow Delano

Abbiamo chiesto a James Whitlow Delano di selezionare una sua fotografia e di raccontarci il dietro le quinte. Autore impegnato, animato dall'urgenza di raccontare il mondo ha fatto di più, ne ha scelte due e le ha commentate per Camera Lucida. Postiamo entrambe le versioni, l'originale in inglese e la traduzione italiana.

Monk stands on the second floor of Gwaja Monastery left in ruins by Cyclone Nargis in Pyapon, Irrawaddy Delta, Burma (Myanmar)

Questa immagine è stata scattata pochi istanti dopo che il ciclone Nargis colpisse il delta del fiume Irrawady a Burma, nel 2008. Ero stato colto dalla tempesta nell'antica capitale Rangoon (oggi Yangon). Nei giorni precedenti avevo avuto accesso alla televisione di stato burmese, controllata dal governo, e Non mi pare che abbia dato un adeguato pre-allarme. Quando tornai a Rangoon, casualmente la notte in cui veniva colpita dal ciclone, riuscii a vedere la CNN che annunciava come imminente un ciclone di categoria 4 sulla capitale e su tutto il paese, e in particolare sul delta dell'Irrawaddt. Nella fotografia si vede un monaco in piedi, al secondo piano di quello che un tempo doveva essere un tempio buddista. Mi è sembrato una fenice e un simbolo di speranza in un momento di grande angoscia. Sembrava l'apparizione di un fantasma, ma riusciva comunque ad infondere una grande calma, così distante riuscì comunque a scuotermi. In quel momento la sua presenza, come quella di una sentinella, mi fece comprendere che i birmani sarebbero sopravvissuti anche a questa tragedia.

This image was made just after Cyclone Nargis smashed into the Irrawaddy River Delta in Burma in 2008. I weathered the storm in the former capital of Rangoon (Yangon). Although there had access been to Burmese state-controlled television, there had been no adequate warning that I seen in the days before the storm. When I returned to the former capital, coincidently the night the storm struck, I had access to CNN which reported a category 4 storm about to bear down on the country and Rangoon and the Irrawaddy Delta were directly in its path. In the photograph, a monk is standing on what used to be the second floor of a Buddhist temple, like a phoenix. He has become a symbol of hope to me in a moment of great distress. His figure is phantom-like, but sends out wave of calm. He is distant and yet is engaging us very subtly. At the time, his sentinel presence assured me that the people of Burma would survive this tragedy.

Kabuli man displays a hit of heroin on the foil from a cigarette pack as he prepares to smoke it in filthy, abandoned chamber in old city of Kabul, Afghanistan.

Girovagando per la città vecchia di Kabul bombardata, si trovavano edifici come questo, dove le famiglie avevano trovato il modo di abitare. Era una situazione medievale. Non c'erano le fogne e i gabinetti venivano svuotati attraverso aperture nei muri direttamente sulle strade fangose, dove i pastori portano le loro greggi e talvolta viene macellata la carne. In questo caso, un muro era stato abbattuto per creare una cavità che funzionava come una camera che dava sulla strada principale. Il pavimento era ricoperto dagli imballaggi metallici di pacchetti di sigarette finiti, cartacce, altri oggetti utilizzati dagli eroinomani, fango ed escrementi umani. In questo luogo si riunivano i tossicodipendenti per fumare l'eroina. Ho avvicinato quest'uomo dal ghigno ironico, che sembrava contento di assumere la sua dose di eroina, che allegramente mi mostrava prima di fumarla usando carta da imballaggio metallica. Mi è sembrato uno specchio dei problemi dell'Afghanistan. Quest'uomo per quanto affascinante, era dipendente da una droga che lo conduceva in questo inferno per avere la sua dose quotidiana. La sua intera vita dedicata alla droga, piuttosto che alla ricostruzione del paese o ai suoi affetti. D'altro canto non ha avuto nessuna avversione per uno straniero come me, di passaggio, che si ferma ad osservarlo e che facilmente avrebbe potuto rappresentare ai suoi occhi gli occupanti stranieri. Invece sul suo volto c'era uno sguardo di benevolenza e ospitalità.

I had been wandering through the bombed out old city in Kabul, where families found ways to inhabit the damaged buildings. It was beyond medieval. There was no sewage at all, and toilets simply emptied through slots in the walls onto the muddy street where shepherds often drove their flocks and meat was sometimes butchered. A wall had been punched out creating a cave-like chamber facing the main street. The floor was strewn with metallic wrappers from cigarette boxes, other artefacts used by heroin smokers and was spotted with mud and human excrement. Heroin smokers would huddle in there to smoke. I approached this man with his mischievous grin. He seemed delighted to get his hit of heroin, which he gleefully shows off perched on a metallic wrapper from which he will smoke the drug. He reflected to me all of the problems in Afghanistan. He was a charming man, yet he was addicted to this substance that drew him into this hell to get his fix. His life was dedicated to this drug and not rebuilding the country or to his family. Yet he had no aversion to this foreigner who could easily have represented the foreign occupiers to him. Instead his hospitable nature radiated.

James Whitlow Delano, June 2010

Il senso del passato - Chino Otsuka

Si riparte dalla questione della memoria. Questione che sicuramente non è stata mai messa da parte nel rapporto tra la realtà e la sua rappresentazione fotografica, ma che sembra oggi essere quanto mai urgente e attuale. Le immagini corrono e spesso non lasciano traccia. La rete pullula di informazioni, eppure questa crescita sembra non creare più memoria, ma anzi, provoca spesso un’amnesia continua. Da più parti, da tempo ormai, si alzano voci di una crisi irrimediabile del fotogiornalismo, anzi di una crisi della fotografia in generale. Ma quando si parla di crisi, spesso vuol dire semplicemente che le cose stanno cambiando. E finalmente verrebbe da dire. Scrolliamoci pure di dosso ormai l’appiccicosa e resistente nostalgia del fotogiornalista classico, alla Robert Capa per intenderci, eroica e affascinante figura di combattente per la verità. E’ stato bello e importante, è vero, finché è durato, ma sarebbe come ostinarsi a rimpiangere oggi, nell’epoca di internet, la prosa di Stendhal. La fotografia, il fotogiornalismo, ha bisogno di cercare nuove pratiche, nuove strategie, nuove narrative e nuovi interlocutori. Ha bisogno anche di trovare una funzione che non sia in competizione con altre più veloci forme di comunicazione.

Ecco che, quindi, molti giovani autori ripartono appunto dalla memoria. Luogo in cui nascono le narrazioni e in cui si esplorano identità personali e sociali. E per farlo, in molti, riaprono quella bibbia atea, come lo chiamava Ghirri, che è l’album di famiglia.

C’è chi lo fa con un’intenzione di racconto militante, (abbiamo parlato su questo blog dei lavori, fra gli altri, di Seba Kurtis e Gustavo Germano) con la voglia del fotogiornalista di indagare e di mostrare per comprendere la sua e la nostra storia.

C’è chi invece compie un gesto più riflessivo, rivolto a se stesso, alla propria identità, alla ricerca del proprio personalissimo passato. Già abbiamo parlato qui del lavoro di una giovane artista come Moira Ricci. Oggi invece è la volta dell’opera di un’altra autrice giovane: Chino Otsuka.

Giapponese, ma cresciuta a Londra, in Imagine Finding Me, Chino parte da istantanee della sua infanzia, all’interno delle quali inserisce un ritratto di lei adulta accanto all’immagine di lei bambina. Due donne diverse ma la stessa persona. Così spiega sul suo sito: “Un nuovo viaggio è cominciato, a bordo di una macchina del tempo costruita con strumenti digitali. Sto ritornando indietro, trasportata verso luoghi che un tempo mi appartenevano e città che una volta ho visitato, e all’arrivo ritrovo la “me”del passato. Navigando attraverso il labirinto della memoria, divento una turista della mia stessa storia. E durante tutto questo viaggio straordinario, tengo un diario”.

 

 

Arles, Rencontres 2010

Fotografare e sparare hanno in comune il gesto: prendere la mira, inquadrare in un mirino, azionare un interruttore, e, in inglese, il verbo: to shoot, che appunto identifica entrambe le azioni. Shoot! La Photographie Existentielle è intitolata una delle mostre più divertenti dell’edizione 2010 dei Rencontres d’Arles, la cui settimana inaugurale si è appena conclusa. Le mostre saranno visitabili fino al 19 settembre prossimo. Quest’anno le esposizioni sono raccolte in Promenade tematiche. Shoot ad esempio fa parte della Promenade Argentique, che riflette sul passaggio al digitale e la scomparsa della fotografia analogica. Se in Shoot bisogna almeno provare a farsi una foto letteralmente sparando (quasi) nell’obiettivo della macchina (e dunque a se stessi) e infine trovarsi tra i quattro fuochi delle sparatorie più famose del cinema, in La Seconde Histoire di Zhang Dali, si può non solo apprezzare la falsificazione sistematica della verità fotografica operata dalle autorità cinesi, ma anche confermare, semmai ce ne fosse bisogno, che il digitale in quanto a manipolazione non ha inventato nulla, semmai cambiato gli strumenti e forse i risultati.

Lungo la Promenade Rock si incontrano la genesi, il trionfo e la fine dell'estetica punk in I am a clichè, e una mostra dedicata alla figura di Mick Jagger.

Nella Promenada Argentine, dedicata alla fotografia argentina contemporanea, si va dalle provocazioni anticlericali e libertarie delle installazioni e dei fotomontaggi di Leon Ferrari, esposti nella église Sainte Anne, all’estetica atomica proposta da Gabriel Valansi, fino alle varie rivisitazioni del feroce periodo della dittatura dei generali.

Passando ai premi, il Discovery Award di questa edizione è andato a Taryn Simon che con Innocents ha raccontato clamorosi errori giudiziari, mentre il nuovo Luma Award è andato all’artista americana Trisha Donnelly.

Miglior libro contemporaneo è risultato Yutaka Takanashi, Photography 1965 – 74 di Roland Angst, Ferdinand Brueggemann e Priska Pasquer, pubblicato dalla berlinese Only Photography, mentre tra le pubblicazioni storiche ha vinto Japanese Photobooks of the 1960s and 70s di Ryuichi Kaneko e Ivan Vartanian, pubblicato da Aperture.

Non mancano ovviamente le nuove suggestioni, tra cui quelle di Regeneration 2, che, sotto la guida di  William Ewing e Nathalie Herschdorfer, prova a fare il punto sulla giovane fotografia contemporanea. Fuori dal festival mostre e gallerie del circuito off, tra cui i libri esposti nella galleria Garage.

Nell'église des Fréres Prêcheurs si incontrano, tra le altre, le opere di Larry Fink, Dieter Appelt, Christer Stromholm, John Davies, della collezione di Marin Karmitz.

Tutte le immagini sono tratte dal catalogo del Festival (Actes Sud) e dal libro Regeneration 2 (Aperture).

Studi tipologici - Olivier Cablat

Il contesto è tutto in fotografia. Così le immagini dei calciatori, le più classiche figurine Panini, sono decontestualizzate da Olivier Cablat e raggruppate secondo criteri del tutto diversi da quelli per cui sono state prodotte. Non contano le squadre, le nazionalità, i ruoli occupati in campo o il campionato a cui sono iscritti. In questi Studi Tipologici conta la forma del cranio, la posizione delle orecchie, la lunghezza del collo, da cui al caso dedurre addirittura attitudini comportamentali, come con Del Piero e Maldini. Il libro Schaden che ne consegue costituisce certamente un'acuta riflessione sulla fotografia, ma soprattutto un divertente e divertito omaggio ad una certa idea di calcio, quello delle figurine, quello dell'infanzia, efficace spunto anche per una serie dedicata ad un grande calciatore degli anni 80-90, il tedesco-romanista Rudi Voeller, immaginario musicista in Una discografia per Rudi Voeller.