Il senso del passato - Chino Otsuka
Ultimo aggiornamento 17 Luglio 2010 di A.TA

Si riparte dalla questione della memoria. Questione che sicuramente non è stata mai messa da parte nel rapporto tra la realtà e la sua rappresentazione fotografica, ma che sembra oggi essere quanto mai urgente e attuale. Le immagini corrono e spesso non lasciano traccia. La rete pullula di informazioni, eppure questa crescita sembra non creare più memoria, ma anzi, provoca spesso un’amnesia continua. Da più parti, da tempo ormai, si alzano voci di una crisi irrimediabile del fotogiornalismo, anzi di una crisi della fotografia in generale. Ma quando si parla di crisi, spesso vuol dire semplicemente che le cose stanno cambiando. E finalmente verrebbe da dire. Scrolliamoci pure di dosso ormai l’appiccicosa e resistente nostalgia del fotogiornalista classico, alla Robert Capa per intenderci, eroica e affascinante figura di combattente per la verità. E’ stato bello e importante, è vero, finché è durato, ma sarebbe come ostinarsi a rimpiangere oggi, nell’epoca di internet, la prosa di Stendhal. La fotografia, il fotogiornalismo, ha bisogno di cercare nuove pratiche, nuove strategie, nuove narrative e nuovi interlocutori. Ha bisogno anche di trovare una funzione che non sia in competizione con altre più veloci forme di comunicazione.
Ecco che, quindi, molti giovani autori ripartono appunto dalla memoria. Luogo in cui nascono le narrazioni e in cui si esplorano identità personali e sociali. E per farlo, in molti, riaprono quella bibbia atea, come lo chiamava Ghirri, che è l’album di famiglia.
C’è chi lo fa con un’intenzione di racconto militante, (abbiamo parlato su questo blog dei lavori, fra gli altri, di Seba Kurtis e Gustavo Germano) con la voglia del fotogiornalista di indagare e di mostrare per comprendere la sua e la nostra storia.
C’è chi invece compie un gesto più riflessivo, rivolto a se stesso, alla propria identità, alla ricerca del proprio personalissimo passato. Già abbiamo parlato qui del lavoro di una giovane artista come Moira Ricci. Oggi invece è la volta dell’opera di un’altra autrice giovane: Chino Otsuka.
Giapponese, ma cresciuta a Londra, in Imagine Finding Me, Chino parte da istantanee della sua infanzia, all’interno delle quali inserisce un ritratto di lei adulta accanto all’immagine di lei bambina. Due donne diverse ma la stessa persona. Così spiega sul suo sito: “Un nuovo viaggio è cominciato, a bordo di una macchina del tempo costruita con strumenti digitali. Sto ritornando indietro, trasportata verso luoghi che un tempo mi appartenevano e città che una volta ho visitato, e all’arrivo ritrovo la “me”del passato. Navigando attraverso il labirinto della memoria, divento una turista della mia stessa storia. E durante tutto questo viaggio straordinario, tengo un diario”.


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