In the summertime
di A.TA
Joni Sternbach, Surfers: 09.08.24 #5 Glenn
Ciao a tutti, Camera Lucida va in vacanza. Mare, montagna, città conosciute o da scoprire, insomma ovunque vi verrà in mente di stare o di andare vi auguriamo una bella estate. Ci rivediamo a settembre per un nuovo anno fatto di nuove immagini.
Nel frattempo, per chi di voi si dovesse trovare a gironzolare in una di queste due città, vi lasciamo consigliando alcune mostre interessanti da poter visitare nel mese di agosto:
Londra:
Foto8 Summershow 2010
http://www.foto8.com/new/summer-show-mainmenu-191afia
The Photographer’s Gallery
Sally Man
http://www.photonet.org.uk/
New York:
Aperture gallery
States of Flux
http://www.aperture.org/gallery/
Exit Art
ECOAESTHETIC: The Tragedy of Beauty
http://www.exitart.org/exhibition_programs/current_programs/ecoaesthetic.html
Studio Museum in Harlem
Zwelethu Mthethwa: Inner Views
http://www.studiomuseum.org/exhibition/zwelethu-mthethwa-inner-views
The Center for Photography at Woodstock
Photography Now: Either/And
http://www.cpw.org/exhibitions/2010/pn10_neumann/pn10/pages/gallery_pn10.html
Se invece sarete al mare, beh, allora godetevi la vista!
Le fotografie che hanno colonizzato il nostro immaginario. Alberto Alessi
di Alberto Alessi
Abbiamo chiesto ad Alberto Alessi di scegliere e commentare per Camera Lucida le immagini più significative per la sua vita e la sua formazione. Ecco il suo racconto ironico e appassionato.
1. LAGO D'ORTA
non so spiegare la attrazione fatale che mi lega al natìo lago d'Orta. Sta di fatto che tutte le mie storie cominciano da qui. Dico fatale perchè non potrei vivere in nessuna altra parte del mondo, nonostante sia consapevole che con l'età il perfido clima lacustre si faccia sentire sempre di più sulle mie ossa e sui miei muscoli.
2. IL NONNO ALFONSO
il mio nonno materno era Alfonso Bialetti. Negli anni ’30 del secolo XX° è stato l’inventore, il disegnatore e il primo produttore della Moka Express, la popolare caffettiera espresso italiana che è diventata un archetipo nella sua categoria merceologica e gli ha guadagnato una fama imperitura di designer che probabilmente non cercava. Il nonno era un geniale artigiano che in gioventù aveva vissuto a lungo a Parigi dove aveva imparato la tecnica della fusione in conchiglia dell’alluminio. Poi era tornato nella sua valle di Crusinallo, tra il lago d’Orta e il lago Maggiore, e aveva fondato una officina specializzata nella fusione dei metalli leggeri. Portò avanti l’officina fino agli anni ‘50 con alterne fortune perché, pur avendo inventato la caffettiera moca nel 1931, non possedeva la necessaria furbizia commerciale per farne un prodotto di successo. O forse i tempi non erano maturi, fatto sta che la produzione delle caffettiere vivacchiò a livello artigianale fino a che il figlio Renato, tornato nel 1945 dalla prigionia in Germania, dotato lui si di grande talento di marketing, non prese in mano il prodotto lanciandolo a livello internazionale e trasformando la piccola officina in una moderna azienda monoprodotto di produzione di grande serie. Lo ricordo ormai vecchio e stanco. Mi ripeteva sempre: "mi cercherete e non mi troverete". Ma nonostante mi sia sempre sentito vicino a lui come carattere non ricordo di averlo cercato, fino a poco tempo fà.
3. I DUE NONNI
e poi i due nonni, ambedue pionieri del casalingo omegnese: Alfonso Bialetti l'autore della Moka Express e Giovanni Alessi, il fondatore della nostra fabrica di Crusinallo. Ho preso questa foto verso la fine degli anni '60 con la mia prima Hasselblad della quale ero così fiero. I nonni erano molto diversi come carattere e abitudini, l'uno gioviale e estroverso l'altro chiuso e diffidente, e di rado uscivano insieme tranne quando la mamma li invitava a casa nostra per un pranzo festivo.
4. L'OFFICINA
questa foto simbolica dell'officina meccanica Alessi è stata presa da Berengo Gardin nel 1989. E' un falso in quanto appaiono, travestiti da meccanici, Achille Castiglioni, Alessandro Mendini, Enzo mari e Aldo Rossi, sul fondo appaio io con l'aria di quello che dovrebbe controllarli.
5. MENDINI
nella mia carriera ho lavorato con centinaia di autori, architetti e designer, ognuno dei quali mi ha insegnato qualcosa di importante. Non solo hanno disegnato per la Alessi dei prodotti di grande successo, ma sono stati per me dei veri, grandi maestri. Tra tutti non posso fare a meno di ricordare il più vicino, Alessandro Mendini, autore di molti tra i progetti più borderline della ditta.
6. "MERDOLINO"
si tratta dell'immagine di uno dei progetti che più mi hanno divertito nella mia carriera. L'ipotesi era di dare dignità poetica anche a un luogo e a una funzione di solito dimenticati o ritenuti indegni della bella forma.
Alberto Alessi, luglio 2010
Le precedenti puntate
Dietro l'immagine - James Whitlow Delano
di James Whitlow Delano
Abbiamo chiesto a James Whitlow Delano di selezionare una sua fotografia e di raccontarci il dietro le quinte. Autore impegnato, animato dall'urgenza di raccontare il mondo ha fatto di più, ne ha scelte due e le ha commentate per Camera Lucida. Postiamo entrambe le versioni, l'originale in inglese e la traduzione italiana.
Monk stands on the second floor of Gwaja Monastery left in ruins by Cyclone Nargis in Pyapon, Irrawaddy Delta, Burma (Myanmar)
Questa immagine è stata scattata pochi istanti dopo che il ciclone Nargis colpisse il delta del fiume Irrawady a Burma, nel 2008. Ero stato colto dalla tempesta nell'antica capitale Rangoon (oggi Yangon). Nei giorni precedenti avevo avuto accesso alla televisione di stato burmese, controllata dal governo, e Non mi pare che abbia dato un adeguato pre-allarme. Quando tornai a Rangoon, casualmente la notte in cui veniva colpita dal ciclone, riuscii a vedere la CNN che annunciava come imminente un ciclone di categoria 4 sulla capitale e su tutto il paese, e in particolare sul delta dell'Irrawaddt. Nella fotografia si vede un monaco in piedi, al secondo piano di quello che un tempo doveva essere un tempio buddista. Mi è sembrato una fenice e un simbolo di speranza in un momento di grande angoscia. Sembrava l'apparizione di un fantasma, ma riusciva comunque ad infondere una grande calma, così distante riuscì comunque a scuotermi. In quel momento la sua presenza, come quella di una sentinella, mi fece comprendere che i birmani sarebbero sopravvissuti anche a questa tragedia.
This image was made just after Cyclone Nargis smashed into the Irrawaddy River Delta in Burma in 2008. I weathered the storm in the former capital of Rangoon (Yangon). Although there had access been to Burmese state-controlled television, there had been no adequate warning that I seen in the days before the storm. When I returned to the former capital, coincidently the night the storm struck, I had access to CNN which reported a category 4 storm about to bear down on the country and Rangoon and the Irrawaddy Delta were directly in its path. In the photograph, a monk is standing on what used to be the second floor of a Buddhist temple, like a phoenix. He has become a symbol of hope to me in a moment of great distress. His figure is phantom-like, but sends out wave of calm. He is distant and yet is engaging us very subtly. At the time, his sentinel presence assured me that the people of Burma would survive this tragedy.
Kabuli man displays a hit of heroin on the foil from a cigarette pack as he prepares to smoke it in filthy, abandoned chamber in old city of Kabul, Afghanistan.
Girovagando per la città vecchia di Kabul bombardata, si trovavano edifici come questo, dove le famiglie avevano trovato il modo di abitare. Era una situazione medievale. Non c'erano le fogne e i gabinetti venivano svuotati attraverso aperture nei muri direttamente sulle strade fangose, dove i pastori portano le loro greggi e talvolta viene macellata la carne. In questo caso, un muro era stato abbattuto per creare una cavità che funzionava come una camera che dava sulla strada principale. Il pavimento era ricoperto dagli imballaggi metallici di pacchetti di sigarette finiti, cartacce, altri oggetti utilizzati dagli eroinomani, fango ed escrementi umani. In questo luogo si riunivano i tossicodipendenti per fumare l'eroina. Ho avvicinato quest'uomo dal ghigno ironico, che sembrava contento di assumere la sua dose di eroina, che allegramente mi mostrava prima di fumarla usando carta da imballaggio metallica. Mi è sembrato uno specchio dei problemi dell'Afghanistan. Quest'uomo per quanto affascinante, era dipendente da una droga che lo conduceva in questo inferno per avere la sua dose quotidiana. La sua intera vita dedicata alla droga, piuttosto che alla ricostruzione del paese o ai suoi affetti. D'altro canto non ha avuto nessuna avversione per uno straniero come me, di passaggio, che si ferma ad osservarlo e che facilmente avrebbe potuto rappresentare ai suoi occhi gli occupanti stranieri. Invece sul suo volto c'era uno sguardo di benevolenza e ospitalità.
I had been wandering through the bombed out old city in Kabul, where families found ways to inhabit the damaged buildings. It was beyond medieval. There was no sewage at all, and toilets simply emptied through slots in the walls onto the muddy street where shepherds often drove their flocks and meat was sometimes butchered. A wall had been punched out creating a cave-like chamber facing the main street. The floor was strewn with metallic wrappers from cigarette boxes, other artefacts used by heroin smokers and was spotted with mud and human excrement. Heroin smokers would huddle in there to smoke. I approached this man with his mischievous grin. He seemed delighted to get his hit of heroin, which he gleefully shows off perched on a metallic wrapper from which he will smoke the drug. He reflected to me all of the problems in Afghanistan. He was a charming man, yet he was addicted to this substance that drew him into this hell to get his fix. His life was dedicated to this drug and not rebuilding the country or to his family. Yet he had no aversion to this foreigner who could easily have represented the foreign occupiers to him. Instead his hospitable nature radiated.
James Whitlow Delano, June 2010
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